02 de enero de 2021

02 gennaio 2021 - Sopra Bacino Grande

1a escursione dell'anno all'area, orario 08:30 - 10:30, durata dell'escursione: 02:30 h.

Tempo meteo: prevalente copertura nuvolosa, pioggia assente, circa 12 °C, forte vento da S-W; luna calante (18 giorno del mese lunare).

Il terreno appariva alquanto asciutto, evidentemente le precipitazioni temporalesche dei giorni scorsi qui non sono cadute.

Osservato una poiana, forse poiana codabianca (BUteo rufinus), volare sopra il Bacino Grande; l'avevo inizialmente scambiata per un falco pescatore, data la posizione.

Poco dopo ho anche osservato lo sparviero, in vicinanza degli alberi di pino d'Aleppo.

Fioritura del barbone a due spighe (Andropogon distachyos), che appare anticipata rispetto al barboncino mediterraneo (Hyparrhenia hirta), da verificare se questa sia una condizione usuale, oppure conseguenza del passaggio del fuoco sulla pseudosteppa, il settembre scorso.
Ho potuto confrontare le foglie vicine dell'uno e dell'altro, quelle del barbone a due spighe sono più larghe, rivelando forse maggiori esigenze in contenuto idrico del suolo ed un ciclo vitale più spostato verso i mesi autunno/invernali.

Continua la fioritura dell'arisaro, sebbene sembri accusare la mancanza di umidità nel suolo, alcune aree presentano le foglie già ampiamente ingiallite.

Continua anche la fioritura della Bellis annua, sempre in zone piuttosto circoscritte; in questa località sembra associarsi con Erodium ed essere invece vicariante con le graminacee da pseudosteppa, sia annue che perenni.

Avvertita anche la presenza di cince, taccole e dei luì, oltre a numerosi gabbiani reali che veleggiavano tra le nuvole.

Primi fiori della Romulea bulbocodium; essendo questa una stazione tendenzialmente favorevole alla precocità, potrebbero essere i primi in generale nell'Arneo.

Visto un esteso stormo, probabilmente di storni, dirigersi verso nord; è possibile che il clima caldo ed il vento da sud porti ad anticipare la migrazione, anche se gli uccelli potrebbero incontrare difficoltà, dato il clima ancora freddo a settentrione.

Sulla via del ritorno ho potuto osservare i gheppi molto indaffarati nel cercarsi la colazione; il vento forte sembra rendergli molto difficili le cose, perché li costringe a fare lo "spirito santo" più in alto di quanto necessario, l'ondeggiare al vento delle erbe copre le piccole prede e rende più imprecisa la picchiata successiva ad un avvistamento.

Ingresado el 02 de enero de 2021 por valentino_traversa valentino_traversa | 9 observaciones | 0 comentarios | Deja un comentario

21 de agosto de 2020

Fichella - tra averle e rampichini - 19-08-2020

Breve escursione al mio sitting-spot alla Fichella, giornata fresca e limpida, per via di una leggera tramontana (temperatura sui 25 gradi).

I fichi della varietà "fracazzanu gnoru" sono finalmente arrivati a maturazione, superando le notti fresche che li facevano cadere precocemente, sono riuscito a mangiarne e pure a raccoglierli per casa.

Appena arrivato ho sentito un inusuale canto ripetitivo, imbracciata la macchina fotografica sono riusvito ad identificarne la fonte, una femmina di averla, contraddistinta dalla lunga coda, che avevo inizialmente preso per l'averla piccola vista nei giorni scorsi.

Era notevole la danza che eseguiva con la coda, potrei dire una danza del ventaglio, per come la dispiegava spostandola da destra a sinistra. https://vimeo.com/450214349

Ad un certo punto mi è sembrato che inseguisse un'altra averla, in posizione distante.

Poco dopo, ho notato un'altra macchia chiara (il piumaggio ventrale delle averle è facilmente distingubile), inquadrandola ho visto che si trattava di un'averla capirossa! Possibile due specie di averla in tale prossimità? Quale dovrebbe essere la nicchia ecologica occupata da ognuna delle due specie?

Solo dopo mi sono reso conto che l'averla femmina stava in realtà eseguendo una danza di corteggiamento rivolta al maschio, che se ne stava per lo più là, immobile, anche se, progressivamente, si sono avvicinati fino alla distanza di circa 1-1,5 metri l'uno dall'altra.

Per cui mi appare chiaro che anche la femmina sia di averla capirossa (vorrei sentire i richiami delle due specie, per confrontarli con quello che ho registrato).

(Aggiornamento: dopo una intensa discussione con valenti ornitologi provenienti da Turchia, Finlandia e Germania, abbiamo appurato come si trattasse di una femmina di Lanius collurio - averla piccola - che corteggiava un maschio di Lanius senator - averla capirossa!)

Un'altra osservazione che mi ha reso felice è stata quella di sentire, sebbene in distanza, i richiami dei rampichini, che oramai ho imparato a riconoscere molto bene, evidentemente quelli ripresi poco tempo fa non erano soltanto di passaggio!.

Cicale quasi assenti, solo prima di andarmene ne ho sentito una, forse l'ultima, cantare.

Individuata e fotografata un'Argiope lobata nella pozione aperta di pseudosteppa ad asfodeli, mi fa molto piacere trovarne un esemplare a stagione avanzata, non ho però visto altre tele nella macchia fitta a calicotome.

Sulla via del ritorno ho visto una ragnatela dall'interessante disegno (stabilimentum), che mi ha fatto pensare ad un ragno del genere Cyclosa, come quello che avevo già incontrato, caratterizzati dall'addome con diverse gibbosità, ed effettivamente pare proprio che così fosse, creano stabilimentum davvero inusuali!

Ingresado el 21 de agosto de 2020 por valentino_traversa valentino_traversa | 0 comentarios | Deja un comentario

23 de mayo de 2020

A Porto Selvaggio, la "Fonte della Natura" 22-05-2020

Una bellissima mattina con lieve vento di tramontana dopo un rinfrescante giorno di pioggia.

Parcheggiato a Villa Tafuri per prendere il percorso per direttissima.

La prima volta che venni a Porto Selvaggio era l'8 marzo, di ritorno da una commissione paesaggistica ad Ugento.
Era notte, e piovigginava leggermente, arduo non scivolare sulle pendenze più elevate con roccia nuda e bagnata. Ma quello che più ricordo di allora era il senso di tristezza, per Renata Fonte, una percezione palpabile.

Ieri, appena arrivato, ho preso un percorso secondario che mi ha portato sulla cima di una collinetta alberata, dove, con una certa sorpresa, ho trovato una distesa di fresie con la vegetazione oramai quasi secca: che spettacolo deve essere stato a marzo!
Così ho deciso, l'anno prossimo, di recarmi in quel punto e marzo (il mese in cui politici mafiosi fecero assassinare Renata Fonte), per scattare foto e magari pensare a qualche poesia.

Procedendo, un Verdone, con il suo becco grosso, che evidentemente ha una buona plasticità ecologica, ma preferisce le aree con buona presenza di alberi, a differenza dei cardellini.

Proseguo lungo la costa e poi, in una zona in cui la pineta si apre a gariga a cisti ed issopo, mi inoltro all'interno, per poi sbucare fuori al belvedere prima della Grotta del Cavallo, che spettacolo!

Un panorama spettacolare con solo il fruscio del vento tra le orecchie.

Incontro la Melanargia arge, una farfalla endemica italiana inserita nelle liste rosse e tante Zygaena filipendulae, una appena sfarfallata dalla crisalide.

Fotografo l'alisso di Leuca che cresce solo nel Salento, i cui frutti tanto mi ricordano l'ampolla di San Gennaro, e due altre specie rupicole, la Scrofularia lucida e Lotus cytisoides.

Questo è il luogo che fu abitato dall'uomo di Cro-Magnon 35000 anni fa, durante l'Uluzziano, nel Paleolitico Superiore (non nel Neolitico, come giustamente mi corregge il Regista Fabio Frisenda, nel Paleolitico l'uomo è ancora cacciatore-raccoglitore e usa solo pietra scheggiata, non levigata, come farà invece nel Neolitico con l'inizio dell'agricoltura).

Mi godo un tè in questo magnifico scenario, mentre fotografo un gabbiano corso che vola sotto di me, una rara visita di un grande navigatore dei mari e dei cieli, che di rado si avvicina a terra.

Qui, grazie a Renata, la Natura è ancora sovrana.

Ingresado el 23 de mayo de 2020 por valentino_traversa valentino_traversa | 15 observaciones | 1 comentario | Deja un comentario

20 de mayo de 2020

Cantano le upupe le volpi in fuga

Dato il poco sonno notturno (ditteri Culicidae suonavano zigzaganti serenate alle mie orecchie) ho scelto un luogo riposante per la mia uscita primomattutina, il "balcone" sopra Bacino Grande, un poderoso gradino calcareo con uno splendido panorama sui due mari, quello Jonio e quello dell'erba della substeppa, con in più qualche albero isolato.

Alberi che sono essenziali, bruciacchiati dagli incendi, per l'avifauna - questo è il luogo dell'avifauna, un incredibile hotspot di biodiversità sull'incrocio di diverse rotte migratorie - c'è sempre qualcosa da vedere.

Mi accoglie il canto delle upupe, l'u-u-u con cui segnano il territorio; ho imparato da poco a "vederle": quando le si sente vicine bisogna guardare su comodi rami spogli tra alberi vicini, l'upupa vuol farsi vedere dai suoi consimili, mentre il suo piumaggio, la postura ed il ciuffo raccolto (lo dispiega solo quando irritata) garantiscono un buon mimetismo con un moncone di ramo.

Arrivato al mio sitting spot, mi godo il mare d'erba in una giornata limpida e tranquilla, anche dalla strada lontana arrivano pochi o nessun rumore, mi rilasso sorseggiando il mio té pu-erh e chun-mee.

Dopo un poco il mio sguardo è attratto da un movimento e scorgo due cani, con fare esploratorio, che attraversano il mare d'erba. Il tempo di notarli e partono all'inseguimento di una povera volpe, forza amica rossa!

Fortunatamente i cespugli di macchia abbondano - già conosco la strategia delle volpi, entrare in un punto ed uscire ... non si sa dove - e i cani sono sovrappeso, per cui restano con un palmo di naso.

Ritornata la tranquillità, dopo un breve concerto di gazze,

le upupe ritornano sugli spalti, con un fare sussiegoso da direttore d'orchestra, capelli (piume) ben raccolti all'indietro e via al concerto.

Sono divertenti, nel loro canto territoriale, abbassano il becco chiuso sul petto e sussultano come scossi da attacchi di devastante singhiozzo. Di tanto in tanto l'altro verso, rauco, che ci dice che c'è un altro esemplare con loro sull'albero e, per la prima volta, le sento con un terzo verso, cinguettante, che presumo sia un verso di corteggiamento, facciamo le frivole oggi, eh!

Più tardi, nel fare taiji, me se ne avvicina una, appendendosi ad un rametto a pochi metri, uno sguardo reciproco, un frullo d'ali e via.

Finalmente riesco a fotografare una delle cinciarelle che sento così spesso, la loro strategia è simile a quella dell'occhiocotto, "buttati in un cespuglio e canta dal suo interno". Può parere strano, il non riuscire a vederli, ma nella loro livrea colorata l'azzurro e il giallo si fondono nel risultante verde. L'occhiocotto, artista del nascondino della macchia, ha scelto di spezzare la sua sagoma con l'ombra, quella del capo su cui brucia feroce (per i suoi simili) l'occhio rosso, la cinciarella ha scelto i colori freschi, che la fanno scomparire tra germogli e foglie fresche.

Ed io mi godo immensamente anche questi semplici germogli di pino - ma come, quelli che vedi così spesso ed ogni anno? Sì, il nutrimento dei nostri sensi non chiede specie rare dai nomi difficili, ma l'apertura ai nostri sensi, quando la consapevolezza di esistere si fonde con la percezione, in un eterno istante senza tempo.

Ingresado el 20 de mayo de 2020 por valentino_traversa valentino_traversa | 5 observaciones | 0 comentarios | Deja un comentario

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