24 de enero de 2023

In memoria di Juan Carrito

Juan Carrito, un orso marsicano che viveva tra Abruzzo e Molise, è morto due giorni fa investito da un'auto nella zona di Castel Di Sangro, in provincia de L'Aquila.
Per gentile concessione dell'Unione Naturalisti Bolognesi, pubblichiamo un brano scritto da Filiberto Ciaglia.
<< "Conobbi" Juan Carrito al mattino presto.
Era l'estate del 2021, le urla dissuasorie e le verdi macchine dei guardaparco animavano via della Madonna delle Grazie, dietro casa mia, a Collarmele. Tutti con lo sguardo volto verso il versante orientale della montagna. Mai un orso aveva fatto visita al nostro territorio, ci restò per due settimane, tra sonni, scorpacciate ed esplorazioni notturne. Io un orso in libertà non l'avevo mai visto in vita mia.
In quel lasso di tempo paura e meraviglia si intrecciarono in un'effervescenza collettiva:
Juan Carrito era un'epifania, più che un passaggio.
Solo, lontano dai fratelli e dalla mamma, ha esplorato più dei suoi coetanei gli angoli remoti del Parco Nazionale d'Abruzzo, sfumando le perimetrazioni dell'area protetta, sconfinando ovunque la sua irrefrenabile curiosità lo conducesse.

Quando tornavo a casa quel periodo facevo tappa fissa dai guardaparco, persone dalla clemenza, disponibilità e competenza incalcolabili. Con un occhio fisso sull'orso, rivolsero l'altro alle comunità, spiegando pazientemente come approcciarsi all'umana inquietudine che aleggia attorno a questi animali quando si avvicinano più del previsto, lo fecero con i bambini e con gli adulti, tra laboratori e incontri partecipati in piazza.

Al tardo pomeriggio l'orso sonnecchiava sotto i mandorli illuminati dal sole calante, poi vagava tra frutteti e allevamenti privati.
Confidente, direi drammaticamente.
I guardaparco ci spiegarono, in qualche battuta, quale commovente battaglia stavano conducendo affinché gradualmente le abitudini dell'orso cambiassero, rimproverandolo come si fa con un bambino, austeri non scordando la dolcezza. Forse solo averlo perso ci ha resi, tutti, consapevoli del pathos di quella dissuasione condotta senza sosta, di quel rimprovero a oltranza, alle prese con il cucciolo d'Abruzzo.
Sinceramente, noi gli abbiamo voluto bene.
Il nostro dispiacere è poca cosa rispetto all'avvilimento provato in questi istanti da chi lo ha seguito personalmente, combattendo notte e giorno perché tornasse a casa e diminuisse le sue pericolose scorrerie. Eppure l'erranza di Juan Carrito, che certamente ne ha sancito l'ultimo destino, se non altro ha illuminato le collettività, mostrandoci la più delicata sfumatura custodita dai nostri paesaggi, che abitiamo come conviventi e pari delle specie, che abitiamo con il dovere di garantire il benessere e la sopravvivenza di quelle a rischio di estinzione.
Forse Juan Carrito è nato per indurci a conoscere la più estrema manifestazione dell'alterità. E, probabilmente, ad annullarla. Perché la sua instancabile mobilità è anche la nostra.
La sua ultima scorribanda si sostanzia, adesso, nell'indelebile ricordo che si sta imprimendo, alla velocità delle sue corse, negli animi di chi lo ha incontrato o lo ha visto solo in televisione. Che la sua curiosità sia un invito all'erranza collettiva verso una sensibilità ambientale dilagante, che cresce al passo dei nostri cammini, delle visite nelle sedi dei parchi, dei momenti di commozione come questo>>.

Ingresado el 24 de enero de 2023 por carlacorazza carlacorazza | 0 comentarios | Deja un comentario

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